La storia

La struttura di accoglienza nasce nel 1920 con lo scopo di dare un tetto agli orfani della Prima Guerra Mondiale. Negli anni Trenta l’immobile viene acquistato dalla Piccole Suore della Sacra Famiglia di Castelletto di Brenzone (provincia di Verona) che, nella struttura ribattezzata “Villa Maria della Misericordia”, continuano ad ospitare persone minorenni orfane, abbandonate o che presentano una qualche forma di disabilità. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale la struttura viene fortemente danneggiata dai bombardamenti; grazie anche alla significativa solidarietà della popolazione di Lenzima, che offre un aiuto concreto per sostenere gli ospiti di Villa Maria, è possibile continuare l’accoglienza delle ospiti fino alla ricostruzione completata nel 1952.

Ospizio Regina Elena
Ospizio Regina Elena

Nel 1961 le persone accolte, con disabilità psicofisica ed età inferiore ai 25 anni, sono 63; a questo punto si rende necessario un ampliamento della struttura e la costituzione di un nuovo Statuto. Nel 1962 iniziano a prestare servizio due insegnanti e nel 1965, quando nella struttura che ospita ormai 90 persone lavorano 18 suore, comincia ad operare anche altro personale non religioso. Agli inizi degli anni Settanta al suo interno viene creata una scuola ed iniziano a costituirsi i primi percorsi psicopedagogici; nel frattempo aumentano le richieste, pertanto la struttura viene ampliata con la costruzione di un nuovo edificio. Nel 1991 sono accolte circa 100 ospiti con un’età media di 35 anni, divise in 5 gruppi e al servizio delle quali lavorano 15 suore e 70 dipendenti. Nel luglio del 1993 la suora superiora generale comunica ai Presidenti del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento e della Giunta Provinciale e Regionale la decisione di chiudere l’opera di Lenzima. Per garantire la continuità dell’assistenza e dell’accoglienza alle ospiti, il personale dipendente si impegna subito a rendersi parte attiva nel proporre un’ipotesi progettuale, costituendo allo scopo un apposito gruppo di lavoro che il 10 giugno 1994 dà vita alla costituzione della Cooperativa Sociale Villa Maria. Ventitre i soci fondatori e sede sociale nella struttura stessa di Lenzima data in affitto dalla Congregazione Piccole Suore della Sacra Famiglia alla Provincia Autonoma di Trento, e dalla stessa messa a disposizione della Cooperativa con contratto di comodato gratuito. Successivamente la Cooperativa inizia ad accogliere anche utenti di sesso maschile.

Dal 1995 verso l’integrazione sociale

In seguito alla costituzione della Cooperativa viene sollevata da subito la difficoltà di ampliare e mantenere una struttura ormai obsoleta che nel 1997 accoglie 96 ospiti e all’interno della quale lavorano 117 dipendenti. Negli anni seguenti aumenta costantemente il numero di utenti accolti e di personale dipendente, inoltre l’aggravamento e l’invecchiamento degli ospiti rendono necessario trovare una soluzione alternativa alla struttura che ospita la Cooperativa garantendo spazi abitativi e riabilitativi adeguati. Nel corso del 2001 si realizza il progetto di costituzione delle prime Comunità Alloggio sul territorio (due in via Udine e una in corso Verona a Rovereto), avviando un percorso di de-istituzionalizzazione fondato sui presupposti teorici e culturali della Cooperativa, che alla fine di quello stesso anno accoglie 111 ospiti seguiti da 160 operatori. Tra il 2002 ed il 2003 la Cooperativa continua ad impegnarsi non solo a favore della de-istituzionalizzazione ma anche cercando di rispondere ad un più diffuso bisogno territoriale; in questo periodo vedono i primi passi il Centro Socio Educativo “Foglie di Primavera” a Volano, che accoglie sia utenti della Cooperativa sia persone che risiedono in famiglia o presso altre strutture, il servizio per il coordinamento del volontariato “Macramè”, funzionale a tutto il territorio della Vallagarina e che favorisce lo sviluppo di una cultura dell’integrazione e della normalizzazione attivando risorse informali a carattere volontaristico, ed altre due Comunità Alloggio (in via Pasqui). Coerentemente con l’importanza data alla formazione permanente garantita ai dipendenti ed alla ricerca e il confronto con le risorse presenti sul territorio (resi possibili anche grazie all’attività di convegnistica promossa periodicamente), la Cooperativa, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Gruppo Sensibilizzazione Handicap di Cles (TN), nel corso del 2004 realizza una rivista tecnica a diffusione nazionale sui temi della disabilità denominata “Spazi e modelli. Percorsi evolutivi per la disabilità psicofisica”. Nel 2005 continua l’opera di de-istituzionalizzazione, apre la Comunità ad Alta Autonomia “Mimosa”, la prima a bassa protezione per utenti con disabilità cognitiva e fisica lieve, e nel 2006 aprono i battenti altre due Comunità Alloggio e un Centro Socio Educativo, situati nel centro di Rovereto in via della Terra, per utenti con esigenza di sollecitazioni moderate. Nello stesso anno inizia il progetto sperimentale “Nuclei Territoriali” (riconosciuto ufficialmente nell’anno 2008), che prevede l’inserimento di un utente, già ospite della Cooperativa, nel contesto facilitante ed evolutivo di una famiglia; attualmente i Nuclei Territoriali attivi sono 5. Nel 2008 la Cooperativa apre altre due Comunità Alloggio ed un Laboratorio per i pre-requisiti lavorativi, dedicato ad interventi con utenti con maggiore autonomia, tutti situati nella zona di Borgo Sacco a Rovereto.

Sul piano della residenzialità la Cooperativa giunge, pertanto, alla strutturazione di 10 Comunità Alloggio, proseguendo nell’opera di radicamento sul territorio attraverso una formula residenziale a piccolo gruppo maggiormente integrato nella realtà sociale. Parallelamente è diminuito il numero degli utenti presenti nei Gruppi Famiglia del Centro Residenziale di Lenzima, che ha potuto così ridurre la saturazione ambientale, permettendo un lavoro degli operatori più rispondente alle esigenze di ogni singolo utente.

Attualmente sono accolte 63 persone nel Centro Residenziale, 64 nelle diverse Comunità Alloggio e 5 utenti sono inseriti nei Nuclei Territoriali. I tre Centri Diurni accolgono in totale 50 persone residenti internamente ed esternamente alla Cooperativa. Il numero di dipendenti è in media di 265, più i collaboratori esterni che garantiscono con continuità il loro servizio.

Presente e futuro

Al momento la Cooperativa si sta impegnando per concludere il progetto di de-istituzionalizzazione abbandonando definitivamente la struttura presso Lenzima, per completare la rete integrata dei servizi residenziali e diurni in grado di rispondere al meglio all’eterogeneità dei bisogni delle persone prese in carico. Per realizzare questo impegno intende realizzare due Centri Residenziali con Centro Diurno integrato per gravi patologie nel territorio di Rovereto, in modo da collocare tutti gli utenti che al momento vivono nel Centro Residenziale di Lenzima. Le due strutture nelle quali la Cooperativa sta investendo per il futuro utilizzeranno il modello di presa in carico residenziale e diurna a piccolo gruppo e partiranno dalle caratteristiche degli utenti, considerandone le specificità clinico-comportamentali, i bisogni, le modalità individuali, ovvero tutto ciò che definirà l’ambito di intervento e le necessità organizzative dei nuovi servizi. Per una struttura Villa Maria sta attendendo l’autorizzazione, per l’altra, invece, c’è già una certezza. Nel 2009 sono iniziati, infatti, i lavori di costruzione in uno spazio nel paese di Calliano con apertura prevista per la fine del 2011. L’obiettivo della Cooperativa prevede lo sviluppo di un modello che permetta la presa in carico di utenti caratterizzati da gravi patologie in un servizio adeguato secondo i parametri assistenziali, educativi, riabilitativi, sociali e sanitari, di sviluppo di comunità, di inclusione e integrazione nel territorio, tenendo in considerazione anche i bisogni relativi all’invecchiamento degli utenti, quindi i disturbi correlati alla disabilità psicofisica negli utenti anziani. La collocazione nel paese di Calliano costituisce lo sfondo integratore necessario per il perseguimento del modello socio-comunitario a struttura aperta di alta integrazione nel contesto, che consenta di garantire agli utenti una migliore qualità di vita, caratterizzata dalla normalizzazione e dallo scambio con il territorio, soggetto fruitore ma anche elemento propositivo di cambiamento sociale. La persona disabile viene, quindi, concepita come un soggetto sociale, capace di attivare processi comunitari di tipo evoluto attraverso la propria presenza, con azioni di sensibilizzazione nelle scuole, di diffusione di una cultura integrativa e solidaristica, con la promozione del volontariato spontaneo e coordinato, per favorire la maturazione sociale e lo sviluppo di reti autogenerative di cittadinanza attiva e di crescita comunitaria. Il servizio, inoltre, potrà a sua volta offrire risorse sul territorio garantendo spazi, competenze e strutture al resto della comunità.